Carcere Minorile

(Estratto dal libro "Educare con i media" - Edizioni Junior - 2007 - Co-autore: Nicola Mattarollo)

Nel 2002, dopo alcune attività professionali da esterno presso l'Istituto Penitenziale Minorile di Treviso, mi è stato proposto di elaborare, assieme a Valentina Paronetto (una amica attrice e collega nel campo educativo), un progetto che rientrava in un bando regionale aperto ad iniziative educative e culturali all'interno degli Istituti Penitenziari del Veneto. Si trattava di pensare ad un laboratorio (della durata di 6/7 mesi) da svolgere all'interno dell'Istituto Penitenziario, indirizzato ai ragazzi minori ospiti. Abbiamo pensato ad un laboratorio di Video-teatro, immaginando che mescolando due metodologie didattiche molto pratiche avremmo trovato la strada giusta per portare qualcosa di interessante, divertente ed “educativo” ai ragazzi. Ma dentro le mura dell'Istituto, tutto si svolge con ritmi e modalità molto differenti rispetto al “fuori” dal carcere. Anche noi ci siamo trovati un ambiente decisamente diverso da quello che pensavamo.

Abbiamo poi ripetuto l'esperienza negli anni successivi “aggiustando” di volta in volta il metodo, relativamente alle risorse offerte.

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OBIETTIVI EDUCATIVI

In un carcere minorile non si riesce quasi mai a lavorare con un gruppo stabile di ragazzi in quanto per la sua caratteristica di “parcheggio” non si hanno certezze della durata della pena, e per questo anche i ragazzi sono emotivamente incostanti. E questo rende il lavoro ancora più frantumato, poco continuativo. Bisogna trovare espedienti differenti e adattabili alla situazione. Comunque alcuni fondamentali obiettivi educativi del laboratorio li possiamo così riassumere:

  •     Trasformare la TV in un mezzo che permette di trovare un linguaggio di comunicazione comune
  •     Coinvolgere i ragazzi in una situazione di relazione all’interno del laboratorio
  •     Utilizzare il mezzo teatrale e il video insieme, in sinergia
  •     Stimolare lo sviluppo di modalità espressive in un ambiente che non le favorisce
  •     Aumentare il livello di socializzazione
  •     Sviluppare un senso critico nei confronti della tv
  •     Far acquisire ai ragazzi consapevolezza sulle modalità tecniche del mezzo televisivo

 

DESCRIZIONETAKE-AWAY-05

Il nostro intento è quello di offrire attraverso il gioco/teatro, delle attenzioni sulle potenzialità espressive dei singoli partecipanti, utilizzando un materiale di base comune a tutti, e cioè quello televisivo. I ragazzi infatti sono grandi utilizzatori del mezzo televisivo (e non usano praticamente quasi nessun altro media).

Il loro tempo “libero” infatti lo trascorrono davanti alle piccole tv nelle camere, con una media di presenza davanti al video ben oltre le 4 ore giornaliere. Così la televisione permette di trovare un linguaggio di comunicazione comune tra i ragazzi dell’Istituto Penitenziario e i formatori, che permette di iniziare a lavorare assieme.

Una scena di un film visto la sera prima diventa l'argomento e la messa in scena per una possibile storia da riprendere con la videocamera e, una volta studiato ed elaborato, la realizzazione di un breve cortometraggio. Un attore caratteristico in una trasmissione di intrattenimento può ispirare la creazione di un personaggio divertente da far recitare.

La televisione viene usata per giocare assieme, oltre le differenze religiose, culturali e, non meno importanti, linguistiche.

DESTINATARI

Il lavoro del videoteatro è aperto a tutti i ragazzi ospiti dell'Istituto Penitenziario Minorile di Treviso e possono partecipare per aderire all’intero progetto o anche solo una volta per provare l'esperienza. Abbiamo lavorato con ragazzi dai 14 anni fino ai 21.

Essendo il turn-over molto dinamico, qualche volta ci siamo trovati con gruppi numerosi (quasi tutti gli ospiti) di 10/13 ragazzi ed altre con un solo partecipante. I ragazzi sono in maggioranza nord africani, rom e dell'est europeo. Ci sono anche ragazzi italiani, in minoranza.

TAKE-AWAY-06TEMPI E RISORSE UMANE

Il progetto si concretizza prevalentemente con incontri che partono da giugno e terminano a metà settembre, con l'inizio delle scuole.

Il progetto impegna le seguenti figure:

  •     due/tre operatori/educatori, che lavorano in compresenza;
  •     educatori dell'Istituto, con una presenza non continuativa;
  •     mediatori culturali con una presenza non continuativa;
  •     una/un tirocinante

METODOLOGIA OPERATIVA

Gli incontri sono di due ore (generalmente fine mattina, prima di pranzo o primo pomeriggio) per due o tre volte la settimana; può sembrare inconsueto, invece i ragazzi sono generalmente più presenti e partecipativi nelle prime ore del pomeriggio che in quelle della mattina, per il semplice fatto che di mattina dormono. Durante la notte sono interessati a vari programmi televisivi. Per offrire a tutti i ragazzi la stessa possibilità di partecipare al laboratorio, si creano dei moduli della durata di un mese circa, nei quali si offrono percorsi uguali. Un ragazzo così si iscrive al primo modulo; se poi desidera partecipare anche al secondo lo può fare. In questo caso diventerà una specie di “tutor” per quelli entrati per la prima volta. Questo diventa un elemento molto importante per la responsabilizzazione e per la creazione di un “gruppo”. In genere si affianca comunque sempre un ragazzo meno “esperto” ad uno che conosce meglio la lingua; si opera dunque una sorta di “mediazione culturale”.

Dopo i primi mesi, tutti i ragazzi interessati hanno già fatto l'esperienza più di una volta; diventa possibile così continuare con un livello “avanzato” tutti assieme.

Di seguito descriviamo brevemente i moduli proposti. Ognuno di essi può essere svolto in uno o più incontri.

a. Incontro di conoscenza, approccio alle attività teatrali.

b. Lavoro sulla consapevolezza del movimento.

c. Analisi ed uso del mezzo di ripresa audiovisivo.

d. Espressione teatrale e comunicazione nella ripresa.

e. Racconti visivi e sonori.

f. Lo spettacolo finale.

Dopo il primo anno di esperienza ci siamo accorti che un elemento esterno sarebbe potuto essere utile per completare quanto si faceva. Un collegamento con il “fuori”, dove anche altri avrebbero potuto vedere cosa si fa “dentro”. Anche considerando che in un laboratorio di teatro la meta è senz'altro lo spettacolo.

Non era stato possibile far vedere a nessuno all’esterno dell’Istituto Penitenziario i vari cortometraggi, in quanto realizzati da minori spesso senza genitori. Abbiamo così tentato la strada dello spettacolo finale, da realizzarsi con i ragazzi partecipanti al laboratorio al termine di tutti i moduli.

Lo spettacolo finale non è di per se fondamentale al percorso teatrale, ma offre molteplici possibilità per la crescita e il riconoscimento dei ragazzi che vi partecipano. Mettersi in gioco per approdare ad uno spettacolo “importante” significa una assunzione di responsabilità e correttezza nei confronti dei propri compagni, degli animatori, ma soprattutto di se stessi.

Gli spettatori finali sono stati studenti che frequentavano scuole secondarie superiori, alcuni dei quali inseriti in gruppi teatrali locali.

 

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STRUMENTI

  •     Una videocamera;
  •     Un monitor (o una tv);
  •     Un sistema di editing video;
  •     Attrezzature varie per la ripresa;
  •     Un lettore cd/mp3.

RISULTATI

Sicuramente possiamo affermare che è stato raggiunto il nostro primo obiettivo generale, ossia quello del coinvolgimento dei partecipanti nell’esperienza stessa. I ragazzi per la quasi totalità si sono messi in gioco attraverso i vari strumenti a loro disposizione quali il teatro, i linguaggi verbale e non verbale, e il rapporto con lo strumento video. Ogni gruppo ha sperimentato in maniera più o meno consequenziale una serie di esperienze di gioco fisico, vocale e di ripresa video nello spazio, con i propri compagni, con gli educatori e mediatori, ma soprattutto hanno testato alcune loro naturali possibilità e potenzialità espressive. Possiamo perciò sottolineare alcuni aspetti positivi dell'esperienza:

  •     è stata un attività senz'altro liberatoria rispetto al contesto del vissuto quotidiano dell’Istituto Penitenziario;
  •     ha rappresentato un occasione di socializzazione con gli altri ragazzi
  •     ha permesso di parlare della propria storia passata e del proprio modo di essere;
  •     è stata una occasione in cui sono stati utilizzati strumenti per elaborare il linguaggio non verbale accanto a quello verbale;
  •     si sono avuti in alcuni casi riscontri molto positivi sullo sviluppo creativo e sull'aggregazione nel gruppo, con un conseguente rafforzamento della personalità;
  •     è stato molto positivo il contatto con il mondo esterno vissuto da protagonisti (ossia da persone in grado di gestire il flusso degli eventi, senza subirli)

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CONCLUSIONI

Per due anni abbiamo proposto ai ragazzi alcuni temi tratti da racconti o testi teatrali già esistenti, elaborando poi lo scritto e adattandolo alle capacità e al contesto. Il mezzo audiovisivo in questo caso risulta utilissimo per sottolineare dei passaggi difficili o poco comprensibili della storia che si vuol raccontare. Di grande utilità poi risulta la registrazione audiovisiva durante le prove, per rivedere e poi discutere la recitazione, l'effetto scenico, i movimenti.

Negli ultimi anni invece il testo è nato da idee e intuizioni colte lungo tutto il percorso (e perciò anche da persone differenti). Abbiamo trovato un filo conduttore che lega le storie e che ci ha permesso di toccare molti elementi comuni ai ragazzi (il disagio, la famiglia, il gruppo, il potere, l'amore). Con fatica ma con perseveranza i ragazzi hanno portato in scena se stessi nella parte di loro stessi. Senza timori, senza paure, e contrariamente al loro stile di vita ai margini della società, con la consapevolezza di offrire qualcosa di proprio, di unico.

Questo è stato sicuramente l’aspetto più importante di questo lavoro, e una delle rare esperienze concrete di analisi e riflessione su di se che i ragazzi hanno potuto fare all’interno dell’Istituto Minorile.

A spettacolo ultimato, senza testimoni, spesso ci hanno espresso velati ringraziamenti per l'esperienza, confessandoci la loro paura iniziale (mai ammessa in precedenza) e l'orgoglio di avercela fatta, di non essersi fermati, “davanti a tanta gente”.

Così l’esperienza teatrale assieme ad un uso mirato del mezzo audiovisivo, condotte con un attivo coinvolgimento da parte degli animatori, diventano una ricetta funzionante che offre degli strumenti per far emergere personalità spesso schiacciate, già in tenera età, dagli eventi della vita.

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